giovedì 8 febbraio 2018

Ipocrisie colorate - purtroppo è sanremo 2018


Avete presente il decoro, la buona educazione e il rispetto per il gusto estetico? A sanremo - all'esatto opposto - c'è la hunziker con un clone di claudio baglioni.

Solleticato dalla recensione di un mio caro amico, e dal promemoria di una mia cara parente, la quale mi ricordava che il festival - purtroppo - non era affatto finito, ma iniziato martedi e quindi in onda anche mercoledì, ieri ho deciso di guardarlo. 

La prima cosa che mi ha colpito è stata la solita censura travestita da "linea editoriale" (fabrizio del noce e merda montanini docet), poi ritravestita da plagio (quando non sai più come infangare un artista, dagli del plagiatore. Daniele Luttazzi sa di che cosa parlo).

Un brano orecchiabile, con un testo accettabile, interpretato con grande passione da Fabrizio Moro e un altro (ok ok ok è Ermal Meta), è stato "censurato" per non meglio definiti sospetti di plagio. In realtà è un brano gradevole con gradevoli spunti di satira su terrorismo e religione. Quest'ultimo il motivo della censura PUNTO. 

Torniamo alla hunziker. Una che ha più buchi nel cervello di un suo formaggio conterraneo. Perché una così, con lo spessore e il carisma di una graffetta è riuscita a fare successo? Mike Bongiorno - dall'aldilà - ha risposto: "io me la sarei fatta". Ah ecco.

Scenografie hi-tech in stile desktop di windows10, orchestra di strumentisti di prim'ordine, registi e tecnici delle luci e del montaggio che neanche Spielberg se li può permettere... e come presentatori la hunziker, un favino al guinzaglio e l'ultimo ritrovato della tecnologia robotica, il baglioner 2.0. Un concentrato di silicone, botox, marzapane e un processore vocale che ricorda Claudio Baglioni. Il tutto per promuovere il suo prossimo disco presumo (per tutta la serata non ha fatto altro che intromettersi in ogni sketch della puntata. Mi ha ricordato bruno vespa che presenta il suo libro su berlusconi e mussolini da Mirabella che parla di prostata).

Ma torniamo alla hunziker. Mi chiedo se i suoi abiti siano stati confezionati da mcdonald. Da come si muoveva sembrava un pezzo di formaggio filante. E parlava anche come lui. Come il formaggio intendo. Sorriso smagliante, espressioni facciali che ricordano l'omino dei semafori, camminatura da nazista con emorroidi. Dimenticabile.

Secondo regalino. Una perla. Un delicato "non ci servi più" nei confronti di Marco Masini. Molto delicato. Baglioner 2.0 con un corno napoletano al collo, gente che si tocca in onda, e altri gesti scaramantici che ti fanno sentire la mancanza del sangue di San Gennaro. una "schiccheria" per la quale Mia Martini è morta. Mia Martini è morta? Beh ma noi abbiamo arisa e nina zilli. Ah beh... allora...

Pippo Baudo su un podio. Altra "schiccheria". Sembrava vivo. Ha rimembrato i suoi ricordi dei suoi sanremo, dimenticando argutamente di citare il fatto che fu lui a sdoganare Beppe Grillo, dimenticando Luigi Tenco. No, lui ha nominato Modugno e la pausini e giorgia. Se doveste vedere in giro lo Zombie di Modugno sapete il perché. Mi dispiace, perché non troverà cervelli a sufficienza (il dopofestival lo ha presentato marzullo... ho detto tutto mi pare). 

Infine. un brano di un certo rubino. Un inno al reazionarismo più becero. Donna come angelo del focolare, donna che deve custodire (le chiavi e i segreti di Hogwarts? No solo l'amore. Ah l'amore... schifo totale).

Ron canta dopo che le sue spalle son state prese in ostaggio da Al Qaeda. Ornella Vanoni è sempre bella dal collo in giù.


Due ultimi brevi afflati di cattiveria. Il siparietto del professor Vecchioni che percula Baglioner 2.0 e lo sketch dell'indimenticabile Mago Forest. Ma è stato solo un respiro. Il resto era soffocamento totale. 


PS
Red Canzian era orecchiabile.

Giudizio della critica? La hunziker ha bisogno di più buchi nel cervello. Quel cervello ha bisogno di più ossigeno Figuriamoci gli autori dei testi di quei brani.

Fabrizio Moro, se mi leggi, torna e canta, e portati dietro un bottiglione di chianti. Ne avrai bisogno. 


HO DETTO.

lunedì 25 settembre 2017

Kandran Kane - Madness in the Dark - remixed

mercoledì 29 marzo 2017

Le dipendenze. Quando "un tempo non era così"

Un tempo non era così

C'è un certo, non individuabile punto del nostro "continuum psichico", del nostro diario di memorie, in cui cominciamo a "notare" che "prima non eravamo così". 

Succede, quando si è inclini e simpatizzanti per certe dipendenze. Alcool, sostanze stupefacenti di vario tipo, pornografia, puntate della signora in giallo e così via.

Succede. 
Un tempo non era così.
Un tempo mi comportavo in modo diverso.
Un tempo avrei reagito in modo diverso.
Un tempo gli/le sarei saltato addosso.

Sapete. Sappiatelo. Un tempo ragionavo anche io allo stesso modo. Vivere nella convinzione che "un tempo era così" e nella paura "che non sarà più così".

Sarà la famigerata diacronia sociale, sarà l'avvento di bergoglio che gioca a ping pong con il simulacro del cervello di ratzinger... non lo so. Ma ho sempre pensato che le stagioni della vita sono molto diverse dalle stagioni del pianeta in cui si vive. E le stagioni del pianeta in cui si vive, sono diverse dalle stagioni della mente. Queste ultime non hanno orologio, e non si muovono su UNA sola linea spazio-temporale. Si accavallano. Proprio come quando vorremmo strozzare il vecchietto davanti a noi - alla cassa del market - perché conta le monetine con accuratezza, e contemporaneamente ci rendiamo conto che anche lui ha bisogno dei suoi tempi. 

Un tempo è un'unità che la mente concepisce come un granello di sabbia. La mente umana ha tanti tempi. Tempi che si sovrappongono. A volte il primo che "sentiamo" finisce in un attimo in fondo alla fila degli altri, che nel frattempo si sono aggiunti. 

Un tempo - per la mente - può equivalere a 2 secondi prima di "quel tempo".

Oh dimenticavo, non volevo spiegarvi nulla. Mi era solo venuta voglia di raccontarvi ciò che penso quando bevo dozzinale ma saporito scotch.